Introduzione
"Adolescence" è una miniserie britannica su Netflix che segue la storia di Jamie, un ragazzo cresciuto in una famiglia che, pur apparendo sana, è in realtà distante emotivamente e incapace di rispondere ai suoi bisogni. Al vuoto affettivo si aggiunge una rigida visione dell’identità maschile imposta dal padre, che lo fa sentire inadeguato, e un costante stress derivante dagli ambienti sociali, in particolare la scuola, dove subisce episodi di bullismo. Tutti questi fattori alimentano il suo disagio e la rabbia repressa, che alla fine esplode in un gesto estremo.
In questa recensione, esploreremo come Jamie sia arrivato a compiere un atto così drammatico, analizzando l'influenza del padre nella sua crescita, il senso di colpa che ne scaturisce, la totale assenza di una figura di supporto emotivo e la complessa dinamica del suo vissuto interno. Approfondiremo le sue difficoltà nel gestire emozioni come rabbia e frustrazione, il senso di inadeguatezza costante e la fatica nel riconoscere e accettare la propria identità, elementi che hanno contribuito a creare un profondo conflitto interiore e una disperata ricerca di affermazione.
Lo schema dell’identità maschile
Come si evidenzia dalle puntate della miniserie, e soprattutto da ciò che Jamie riesce a raccontare, seppur con fatica e resistenza, alla psicologa, emerge chiaramente come sia intrappolato in un modello rigido di mascolinità imposto dal padre, che associa la virilità a forza, aggressività e dominio, negando l’espressione delle emozioni vulnerabili.
Il problema principale è il sentimento di inadeguatezza che Jamie affrontava quotidianamente nell'interazione con il padre: non riusciva mai a soddisfarne le aspettative. (Durante le partite, ad esempio, quando Jamie commetteva errori, il padre si voltava deliberatamente, fingendo di non vederlo, negando la realtà e la fragilità del figlio).
La pressione costante per soddisfare le aspettative alimenta frustrazione e rabbia in Jamie, che diventano il principale canale di espressione del suo disagio e il risultato di un’invalidazione emotiva continua: Jamie non ha mai imparato a riconoscere e gestire le proprie emozioni in modo sano, vivendo in un ambiente che considera la vulnerabilità una debolezza.
La sua difficoltà nel trovare un’identità autentica si riflette anche nelle relazioni con i coetanei e nel contesto scolastico: non riesce a integrarsi nei gruppi, il che lo porta a sentirsi isolato e distante. Gli episodi di bullismo subiti a scuola acuiscono questo senso di inadeguatezza, rafforzando la sua frustrazione e il suo malessere.
Il sistema motivazionale predatorio e il rapporto con il genere femminile
Il sistema motivazionale predatorio, secondo la teoria di Giovanni Liotti, è un modello di comportamento che si attiva quando un individuo cerca di soddisfare i propri bisogni emotivi e relazionali attraverso il controllo, la manipolazione e l'oggettivazione degli altri. La persona vede l’altro non come un individuo con bisogni ed emozioni, ma come un oggetto da sfruttare per ottenere gratificazione o potere. Chi adotta questa modalità relazionale non ha empatia verso l’altro. L’obiettivo non è costruire un legame autentico, ma ottenere un vantaggio personale, sia esso emotivo, materiale o psicologico. La predazione è spesso un meccanismo di difesa per mascherare insicurezze profonde e il timore dell’intimità.
Nel caso di Jamie, il sistema predatorio, attivato dalla sua visione dell’identità maschile imparata dal padre, si manifesta nel modo in cui tratta le donne. Tende a oggettivarle, cercando conferme della propria mascolinità attraverso il controllo e la dominanza.
Lo vediamo, ad esempio, nel rapporto con la madre, una figura assente nella sua vita, al punto da non essere quasi mai presa in considerazione da lui: quando ha la possibilità di sceglierla, preferisce interagire con il padre, come se la madre non avesse alcun ruolo significativo. Questa dinamica si riflette anche nel modo in cui tratta la psicologa: cerca costantemente di mantenere il controllo della situazione, assumendo un atteggiamento di superiorità e tentando di farla sentire inferiore, quasi fosse una sfida da vincere piuttosto che una persona disposta ad aiutarlo.
Un altro esempio significativo è il modo in cui Jamie utilizza Instagram. Scorre immagini di ragazze, soffermandosi su contenuti che riducono il corpo femminile a un oggetto di desiderio, rafforzando la sua visione distorta delle donne. Questo comportamento non è casuale, ma riflette la sua difficoltà nel costruire relazioni autentiche: invece di vedere le donne come individui con emozioni e pensieri propri, le percepisce come strumenti per affermare la propria identità maschile.
Infine, il gesto estremo che compie è rivolto proprio contro una ragazza, il culmine della sua rabbia repressa e della sua incapacità di relazionarsi in modo sano con il femminile. Questo comportamento non è solo un tentativo di affermazione di sé, ma anche un modo per evitare la vulnerabilità e il rischio di essere rifiutato.
Jamie utilizza il sistema predatorio perché ha interiorizzato la visione della mascolinità imposta dal padre, basata sul controllo e sulla negazione della vulnerabilità. Questo modello si riflette nel suo bisogno di dominare le donne.
Il perché del gesto estremo
Oltre al profondo senso di inadeguatezza, rabbia e frustrazione, che peggiora a causa del bullismo subito a scuola, la derisione e le umiliazioni che rafforzano la sua convinzione di non essere abbastanza, Jamie accumula sofferenza fino a compiere un gesto estremo: l'omicidio. Questo atto rappresenta un disperato tentativo di ribellione e affermazione personale, scaturito dalla sensazione di essere intrappolato e invisibile.
Un ulteriore motivo che potrebbe aver contribuito al gesto estremo è l'ennesimo screditamento e critica di non essere abbastanza, che proviene proprio da una ragazza. In una visione distorta della realtà, Jamie la percepisce come inferiore a lui, ma il fatto che una figura del genere lo giudica lo ferisce profondamente. Questo giudizio, in un momento di frustrazione e vulnerabilità, diventa per lui l'ennesima umiliazione che alimenta il suo sentimento di inadeguatezza e lo spinge a un atto drastico. Il gesto non è solo una ribellione verso l'autorità paterna, ma anche un tentativo di riaffermare il proprio valoredi fronte a una donna che, nella sua mentalità, dovrebbe essere di livello inferiore, è un’esplosione incontrollata della rabbia repressa.
In questo contesto, il sistema motivazionale predatorio sembra essere attivato in Jamie. La sua incapacità di stabilire relazioni autentiche e rispettose alimenta questa visione predatoria, che lo porta a sentirsi autorizzato a compiere atti estremi senza considerare la dignità e l'autonomia dell'altro.
In definitiva, Jamie è il prodotto di un ambiente che non gli ha permesso di esprimere sé stesso, e il suo drammatico percorso evidenzia le conseguenze di un’identità soffocata, di una rabbia inascoltata e della mancanza di modelli emotivi sani.
Il ruolo del padre di Jamie e il senso di colpa
La figura del padre in Adolescence è profondamente ambivalente. In apparenza, è un genitore coinvolto, presente e sinceramente provato per il dolore di suo figlio. Si mostra accanto a Jamie, cercando di accompagnarlo e supportarlo, convinto che lui non possa aver commesso alcun errore.
Tuttavia, il primo segnale di questa ambiguità emerge nel momento in cui il padre vede il video nel quale si vede come Jamie aggredisce e uccide la ragazza: inizialmente sembra incredulo, quasi rifiuta di accettare la realtà, ma poi il suo volto si irrigidisce e il suo sguardo si carica di delusione e sgomento.
L’ambivalenza del padre diventa ancora più evidente nel conflitto interiore di Jamie: il ragazzo percepisce la vicinanza paterna solo quando riesce a corrispondere all’ideale di mascolinità imposto dal padre, mentre ogni deviazione da quel modello porta a un’inevitabile distanza. Questo lo manda in confusione e lo esaspera, fino al punto di esplodere.
L'influenza paterna emerge chiaramente anche nell’ultimo episodio, dove, nonostante l’apparente gentilezza, il padre mantiene il controllo sulla famiglia, decidendo tutto senza considerare i bisogni della moglie e della figlia. Entrambe, pur amandolo, temono le sue reazioni e cercano di compiacerlo, annullando se stesse pur di evitare conflitti.
Nel pianto disperato del padre alla fine dell’ultima puntata si condensano due livelli di dolore profondamente intrecciati. Da una parte, c’è il dolore per la perdita di Jamie, nel senso di una distanza ormai incolmabile: il figlio che ha cercato di plasmare secondo un’idea rigida di mascolinità si è allontanato da lui in modo irreversibile. Dall’altra, c’è la devastante consapevolezza di aver fallito come padre. Forse, in quel momento, realizza che il suo modo di essere presente è stato in realtà un’assenza emotiva, che le sue convinzioni inflessibili hanno soffocato Jamie anziché guidarlo, e che il bisogno del figlio di dimostrare il proprio valore nasceva proprio da un vuoto che lui stesso ha contribuito a creare, e quindi si sente in colpa per questo. Ma questa realizzazione arriva troppo tardi. Il suo pianto non è solo dolore per ciò che ha perso, ma anche il peso schiacciante di una colpa tardiva, un rimorso che ormai non può più cambiare nulla.
La rinascita – la verità e la riconciliazione con il genere femminile
La svolta arriva nella telefonata in macchina: per la prima volta, Jamie prende una decisione autonoma, sceglie di dire la verità senza lasciarsi influenzare, diventando indipendente. Ma nel farlo, si trasforma in qualcosa che il padre non può accettare. Il silenzio del padre in quel momento è eloquente: per la prima volta, è la madre a prendere la parola.
Ed è qui che la figura materna assume un nuovo ruolo cruciale. Accettando Jamie per ciò che è, senza condizioni, senza chiedergli di essere diverso, diventa il primo punto di riferimento autentico nella sua rinascita. È lei a offrirgli un amore incondizionato, persino dopo tutto ciò che è accaduto. Questo passaggio segna l’inizio di una possibile guarigione, partendo dalla verità, in cui la presenza femminile non è più qualcosa da controllare o temere, ma una fonte di accettazione e riconciliazione.
La seduta con la psicologa
Nella seduta di terapia tra Jamie e la psicologa Briony Ariston, si susseguono diversi momenti di analisi psicologica che rendono la scena estremamente significativa e densa di contenuti psicologici.
Il setting carcerario crea una distanza emotiva tra Jamie e la psicologa Briony. Jamie manifesta chiusura emotiva attraverso braccia incrociate e mancanza di contatto visivo, mentre Briony adotta un atteggiamento accogliente e paziente, orientato all’ascolto. Seguendo un approccio rogersiano basato sull’accettazione incondizionata, la psicologa rispetta i silenzi e i tempi di Jamie, permettendogli di esplorare le proprie emozioni senza pressioni. Il silenzio diventa così uno strumento terapeutico che favorisce l’introspezione e la riflessione in un contesto sicuro e non giudicante.
Jamie mostra una forte resistenza a connettersi con le proprie emozioni e a parlare apertamente dei suoi vissuti. La resistenza nel caso di Jamie si manifesta con atteggiamenti di distacco e rifiuto, ma anche con l’uso di meccanismi di difesa come il sarcasmo e la minimizzazione. Il sarcasmo funge da barriera emotiva, un tentativo di schermarsi dalla vulnerabilità, mentre la minimizzazione (come quando afferma "non ho fatto niente di sbagliato") è una strategia per non assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Briony gestisce questa resistenza utilizzando l’empatia come principale strumento terapeutico. La sua capacità di rimanere calma e attenta alle emozioni di Jamie senza giudicare lo aiuta a abbattere le difese e a favorire un’esplorazione graduale del suo mondo interiore.
Briony non giudica Jamie per il suo comportamento e si mostra disponibile ad accogliere ogni suo sentimento, per quanto confuso e negativo. L'empatia di Briony non si limita all’ascolto passivo, ma diventa uno strumento che aiuta Jamie a vedere che le sue emozioni sono legittime e che c'è qualcuno che le riconosce senza giudicarlo.
Il silenzio, oltre a essere uno strumento per la riflessione, diventa un segno del rispetto del terapeuta per il paziente. Briony comprende che Jamie ha bisogno di tempo per comprendere e processare le proprie emozioni senza sentirsi forzato a parlare. Il silenzio nella terapia crea un clima di tranquillità, dove l’adolescente può esplorare se stesso senza paura di essere giudicato o di dover rispondere troppo velocemente.
Lo scoppio di rabbia di Jamie durante la seduta con la psicologa è un momento cruciale nell'evoluzione del suo percorso psicologico e della sua lotta interiore. La scena, che inizialmente può sembrare un'esplosione incontrollabile di emozioni, è in realtà una manifestazione di una frustrazione accumulata e repressa che finalmente trova uno sfogo, ma anche una difesa. È il risultato di anni di repressione emotiva, solitudine e costrizione a vivere sotto un modello di mascolinità rigido e insostenibile. La psicologa, cercando di aiutarlo a esplorare le sue emozioni più profonde, lo espone a una realtà che lui non è pronto a vedere o a riconoscere. Durante la seduta, Jamie si sente vulnerabile e incapace di mantenere il controllo, uno stato che gli è insopportabile. La rabbia diventa quindi la sua difesa, il suo meccanismo per evitare la sofferenza legata alla consapevolezza delle proprie fragilità e debolezze, che ha sempre cercato di nascondere e reprimere. Allo stesso tempo, in questo contesto, emerge un conflitto interiore di Jamie: da un lato ha un forte bisogno di essere compreso e accettato dalla psicologa, ma dall’altro si trova a doverla manipolare. È come se sentisse il bisogno di mantenere il controllo anche in una situazione che lo fa sentire vulnerabile. Questa ambivalenza tra desiderio e resistenza riflette un profondo conflitto dentro di lui: vuole essere aiutato, ma ha paura di cedere alla propria vulnerabilità e di perdere il controllo. Il significato psicologico di questo scoppio, quindi, è profondo: la rabbia è l'unico modo che conosce per esprimere la sua frustrazione e il suo dolore, ma allo stesso tempo è anche un indicatore del suo profondo disagio emotivo e della necessità di affrontare le sue ferite.
Il collasso emotivo della psicologa può essere interpretato come una reazione alla profondità e alla brutalità del mondo interiore di Jamie, un mondo che lei ha cercato di esplorare, ma che si è rivelato estremamente spaventoso e distruttivo. Il mondo di Jamie è segnato da una solitudine paralizzante, dalla paura di non essere mai abbastanza, dalla rabbia repressa e dalla ricerca incessante di affermazione. La psicologa si ritrova faccia a faccia con una realtà emotiva che la destabilizza. È come se avesse visto la devastazione che Jamie ha dentro, un paesaggio emotivo che trasuda rabbia, sofferenza e disperazione. In questo senso, il collasso della psicologa è una risposta alla tristezza e alla disperazione che ha intravisto nel cuore di Jamie. La sua reazione evidenzia quanto il mondo interiore di Jamie sia un luogo pericoloso, che trasmette paura, ma anche un profondo bisogno di aiuto e di comprensione che non riesce a trovare.
Conclusione
In conclusione, Adolescence si presenta come un viaggio intenso e doloroso nell'animo di un giovane che si dibatte tra le aspettative familiari, un'identità maschile rigidamente imposta e la frustrazione di non riuscire a integrarsi con gli altri. La serie, attraverso il personaggio di Jamie, esplora la complessità dell'adolescenza, mettendo in luce l'effetto devastante che l'assenza di supporto emotivo e l'imposizione di modelli di comportamento limitanti possono avere sullo sviluppo psicologico di un giovane. Il gesto estremo di Jamie, il suo conflitto interiore e le sue difficoltà a gestire le proprie emozioni sono il culmine di un processo che inizia nella sua famiglia, con la figura del padre, e si riflette nelle sue relazioni interpersonali e nell’incapacità di riconoscere e accettare la propria vulnerabilità.
Infine, la serie ci ricorda l'importanza del ruolo dei genitori nel fornire supporto emotivo ai figli. La presenza, l'attenzione e l’ascolto attivo nei primi anni di vita e durante l’adolescenza possono fare la differenza tra lo sviluppo di una sana autostima e la discesa in un abisso di solitudine e frustrazione. È fondamentale che i genitori creino uno spazio sicuro in cui i figli possano esprimere liberamente le proprie emozioni, senza paura di essere giudicati. Solo dando attenzione e spazio emotivo alle difficoltà dei ragazzi, prima che le crisi diventino insostenibili, si può prevenire il dramma che, come nel caso di Jamie, rischia di esplodere in modi estremi e dolorosi.
Il mio voto per la serie è 7️⃣.5️⃣ su 🔟
Dott. Charbel Farah - Psicologo